Vlahovic e Zakaria cambiano la Juve che ora gioca bene e vince

Vlahovic e Zakaria. E la Juve va. I due volti nuovi prendono per mano subito la Juventus e la guidano verso il ritorno alla vittoria. 2-0 al Verona e sorpasso quarto posto sull’Atalanta. Il tridente Dybala-Vlahovic-Morata manda la Juve su di giri. L’intesa c’è già, è da amalgamare ma c’è, c’è anche l’equilibrio richiesto da Allegri, con la difesa che non prende più gol comandata da un Chiellini insuperabile. Corsa Champions apertissima, ma pensare a qualcosa in più del quarto posto, dopo stasera, non è più utopistico.

Quella di adesso è un’altra Juventus, sveglia e concentrata, una Juve tosta, cattiva, affamata, talmente trasfigurata da piombare su tutti i palloni con insolita veemenza e vincere i duelli. E poi lì davanti c’è Dusan Vlahovic. La punta vera tanto voluta e che mancava dai tempi di Carlitos Tevez prima e Higuain dopo (e non di Ronaldo – perché la Juve ora è più squadra) e che, con Denis Zakaria a centrocampo che ha dato sostanza ai bianconeri, ha iniziato a far giocare bene la squadra. Morata che sembra un altro, Rabiot che corre di più, Arthur che manovra e gioca novanta minuti interi, Dybala che esce adirato perché finalmente voglioso di stare in campo.

E adesso la corsa Champions, con l’Atalanta stoppata dal Cagliari, ingolosisce. Juve quarta in classifica, davanti ai nerazzurri da incrociare domenica a Bergamo. In attesa di altri passi falsi dell’Inter, che sconfitta malamente nel derby, forse ha dimostrato di essere sì forte, ma non imbattibile. E con una punta in più (tra le più forti del momento) che fa giocare la squadra e fa gol. Perché a calcio, si sa, le partite si vincono se giochi e fai gol.

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Festival di Sanremo 2022: si conferma la linea giovane, vincono Mahmood e Blanco

Finale Sanremo 2022: si conferma la linea giovane, vincono Mahmood e Blanco. I due cantautori hanno vinto la 72esima edizione del Festival di Sanremo seguiti da Elisa e da Gianni Morandi.

Mahmood e Blanco hanno vinto il Festival e la canzone “Brividi” se la giocherà sul palco dell’Eurovision. La freschezza esplosiva dei 19 anni di Blanco e un Mahmood ormai affermato che già nel 2019, doppietta, aveva ricevuto consensi (e stream) dall’estero per “Soldi” sono un bel biglietto da visita. Nella finale a tre televoto, sala stampa e demoscopica, li hanno preferiti a Elisa e Gianni Morandi.

Vincitori annunciati, dai record su Spotify al costante assembramento di fan davanti al loro hotel. Super gli ascolti per questa edizione del Festival: la serata di venerdì è stata la più vista dal 1995 (11.378.000 spettatori, con uno share medio del 60,5%). Numeri che porteranno alla riconferma di Amadeus dopo il grande successo? In molti già dicono di sì.

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Fenomeno Maneskin ospiti a Sanremo: è della band la prima standing ovation di questa edizione del festival

La prima standing ovation di questa edizione del festival l’Ariston la tributa ai Maneskin. La band romana che dopo la vittoria di undici mesi fa è andata alla conquista del mondo ha riproposto Zitti e Buoni, con la quale hanno anche vinto l’Eurovision Song Contest. “A noi sembra l’altro ieri di essere stati su questo palco. È bellissimo, questa accoglienza è meravigliosa e lo rende ancora più speciale”, ha detto Damiano a nome di tutta la band.

Si commuove Damiano, il frontman dei Maneskin, alla fine della seconda uscita del gruppo. Il cantante, dopo aver cantato il brano ‘Coraline’ e aver ricevuto il tributo del pubblico, si commuove fino alle lacrime. Amadeus lo applaude e lo abbraccia.

L’anno d’oro di questi quattro amici (il leader Damiano David, la bassista Victoria De Angelis, il chitarrista Thomas Raggi e il batterista Ethan Torchio) è cominciato a marzo con la vittoria del 71° Festival di Sanremo con il brano Zitti e buoni. Vincono anche l’ Eurovision Song Contest 2021 il 22 maggio e aprono il concerto dei Rolling Stones a Las Vegas a novembre dopo un tour americano di grande successo. Sono stati infine ospiti della finale di X-Factor 2021, proprio il talent che li aveva scoperti e premiati nell’edizione 2017. Con 6 dischi di diamante, 133 di platino e 34 d’oro a livello globale e quasi 4 miliardi di streaming su tutte le piattaforme digitali, sono gli italiani più ascoltati al mondo su Spotify nel 2021. E il Festival n. 72 riparte così da dove era finito il n. 71. Chapeau.

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Prezzi boom! Italiani alle prese con il caro bollette. E non solo…

Carburanti auto alle stelle. Italiani alle prese con il caso bollette, ma non solo. Ai numerosi aumenti di questo inizio 2022 si aggiungono anche i vari carburanti per le autovetture. Dal 1° gennaio sono stati registrati degli aumenti di benzina, diesel e gpl su tutto il territorio nazionale che rincarano la dose ai già molti problemi che stanno vivendo gli italiani in questo momento.

Stando a quanto letto, trovato in rete e documentato da un’analisi su vari gestori all’osservatorio prezzi del Ministero dello sviluppo, questi sono i costi registrati su circa 15 mila impianti:

benzina self service a 1,727 euro/litro (+2 millesimi, compagnie 1,733, pompe bianche 1,712), diesel a 1,593 euro/litro (+2, compagnie 1,599, pompe bianche 1,581). Benzina servito a 1,862 euro/litro (+4, compagnie 1,909, pompe bianche 1,769), diesel a 1,733 euro/litro (+3, compagnie 1,783, pompe bianche 1,638). Gpl servito a 0,822 euro/litro (+1, compagnie 0,829, pompe bianche 0,814), metano servito a 1,788 euro/kg (+10, compagnie 1,828, pompe bianche 1,757), Gnl 2,114 euro/kg (+18, compagnie 2,113 euro/kg, pompe bianche 2,114 euro/kg).

Per quanto riguarda invece le autostrade, i prezzi sono i seguenti:

benzina self service 1,816 euro/litro (servito 2,037), gasolio self service 1,695 euro/litro (servito 1,938), Gpl 0,922 euro/litro, metano 1,960 euro/kg, Gnl 2,079 euro/kg.

L’immagine in evidenza – scattata nel pomeriggio di domenica 30 gennaio 2021 – fa riferimento al costo della benzina/servito.

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Sarà l’illustre Mattarella bis, per il trionfo definitivo dell’incapacità della politica italiana

Incapaci di innovare, di ringiovanire. Incapaci di accordarsi ed arrivare uniti alla decisione più responsabile. Incapaci di fare politica nel momento più triste e difficile a livello non solo nazionale.

Finisce così la credibilità politica in Italia dopo un balletto durato fin troppo. A tratti irrisorio. A tratti anche ridicolo. I partiti si sono dimostrati incapaci di trovare un accordo su Belloni, Casini o Draghi, e stanno tutti per convergere sul bis del Capo dello Stato uscente.

Il 14esimo presidente della Repubblica dovrebbe essere ancora una volta Sergio Mattarella e a chiedergli di restare al Colle sarà addirittura Mario Draghi. Una mossa mai vista fin qui, che certifica definitivamente alla politica in Italia la non credibilità da sempre discussa. E non cambiare la fotografia appesa ai muri nelle scuole e negli uffici pubblici dell’illustre Presidente Mattarella (che già aveva “traslocato”), è l’unica cosa certa che resta per ora in questo Paese.

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Chi è Elisabetta Belloni? Sarà lei la prima donna Presidente della Repubblica italiana?

Salgono le quotazioni di Elisabetta Belloni. Sarà lei la prima donna Presidente della Repubblica? Elisabetta Belloni ha 62 anni. Romana. Era alla guida della macchina della Farnesina dal 2016, prima donna segretario generale degli Esteri. Ha studiato al liceo Massimo di Roma, lo stesso frequentato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Si è laureata in Scienze Politiche all’Università Luiss nel 1982.

La sua carriera diplomatica è partita nel 1985. Ha ricoperto incarichi a Vienna e a Bratislava. Belloni è stata nominata nel 2004 capo dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri. Anche in questo caso la prima donna a ricoprire tale incarico. Durante quel mandato si occupò di dossier delicati come i rapimenti di italiani in Iraq e Afghanistan e lo tsunami nel sudest asiatico. Dal 2008 al 2012 è direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo e poi dal 2013 al 2015 ha assunto le funzioni di direttore generale per le Risorse e l’innovazione. Promossa ambasciatore di grado nel 2014, nel 2015 è stata capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Dal 5 maggio 2016 ricopre l’incarico di segretaria generale del Ministero degli affari esteri (prima donna a ricoprire tale ruolo). Al ministero Belloni ha in seguito avuto piena sintonia con Luigi Di Maio, che si è opposto all’ipotesi di Giuseppe Conte di sotituirla con Pietro Benassi.

Il 12 maggio 2021 il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi l’ha nominata direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. È la prima donna ad aver guidato l’agenzia di coordinamento dei servizi segreti.

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Italia (e mondo) in pandemia, ma “lo show” dello spoglio al Quirinale è appena iniziato…

Non è proprio un bello spettacolo quello che i parlamentari e le forze politiche stanno offrendo in questi giorni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Mentre l’Italia (Europa e mondo) sono alle prese con una pandemia senza precedenti, la nazione potrebbe fare a meno in questo momento di siparietti a tratti sconcertanti. In 7 anni non si è riusciti a stabilire un nome comune da votare, con il dialogo rimandato a queste ore, una divisione e una spaccatura che non sembra colmarsi e uno scenario non proprio esaltante.

E intanto ci si diverte (e questa non è una novità, visto che accade praticamente ogni volta) a scrivere sulle schede i nomi più “inaspettati”. Alcuni nomi usciti? Alfonso Signorini, Alberto Angela e Giuseppe Cruciani, il comico Siani, Antonio Razzi, lo storico Barbero, Amadeus e Alberto Angela. Un voto ranche per Cetto Laqualunque di Antonio Albanese, poi Mariotto Segni e “l’immancabile” (anche se ritirato) Silvio Berlusconi. Nelle recenti elezioni anche Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, Sabrina Ferilli, Magalli, Razzi, Gigi Riva, Barbara D’Urso, Bettega, Lino Banfi e Roby Facchinetti. In passato erano arrivati sulle schede i nomi di Bruno Vespa, Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara, Carlo Ancelotti, Ornella Vanoni, Vasco Rossi e Luciano Moggi. Poi anche Santo Versace, Valeria Marini, Fiorello, Sophia Loren, Giovanni Trapattoni, Gianni Rivera, Drupi, Antognoni, Cabrini e De Gregori. Non poteva certamente mancare Rocco Siffredi, ma anche “il conte” Raffaello Mascetti della “supercazzola” di “Amici miei”.

Sono 1.008 i grandi elettori a decidere chi sarà il successore di Sergio Mattarella nella carica di Capo dello Stato al Quirinale. Con la pandemia da Covid-19 si vota a gruppi di 50 elettori, con un solo scrutinio permesso al giorno. Chi succederà al Presidente Matterella? Impossibile ancora saperlo ad oggi! Perché intanto chi lo deve eleggere, alla faccia degli italiani, alle prese con covid, caro bollette e casse integrazioni, a volte dialoga (senza mettersi d’accordo) e il più delle volte sembra scherzarci su…

 

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Quando Ronaldo ti lascia inaspettatamente a giugno. E tu – Juventus – a gennaio prendi Vlahovic!

Quando Ronaldo ti lascia inaspettatamente a giugno e vieni fortemente criticato. Ma poi a gennaio prendi l’attaccante più forte del momento e allora ti fai perdonare. È la storia della Juventus, dove di campioni ne sono passati tanti. Una storia di una società condannata a vincere, perché senza la vittoria quella maglia non conta.

E fu così che sta per consumarsi l’ultimo “sgarbo” alla Fiorentina. L’attaccante è uno dei talenti più in vista del campionato italiano. Con 17 reti in 21 partite, Vlahovic è l’attuale capocannoniere della Serie A a parimerito con Ciro Immobile. Classe 2000, ha esordito in Serie A con la maglia viola nella stagione 2018/2019. In totale, sono 49 i gol del serbo con la maglia della Fiorentina.

Un giocatore che sposterà certamente gli equilibri della squadra di Allegri, in una stagione dove, fin qui, mancano certamente i gol. Un giocatore giovane e di talento, a dare il via definitivamente come meglio non si potesse a quella rifondazione voluta dalla società bianconera, che dopo un decennio di successi, vuole tornare immediatamente a vincere. Perché vincere, alla Juventus, si sa, è l’unica cosa che conta.

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L’Italia elegge il prossimo Presidente della Repubblica: quale il candidato perfetto?

L’Italia è pronta ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica: ma quale potrebbe essere il candidato perfetto? Se lo chiedono in tanti, fra ricorsi storici e numeri alla mano. Questi alcuni punti fondamentali e una gran parte di storia da ricordare. Chi può essere eletto? Per l’articolo 84 della Costituzione italiana, qualunque cittadino italiano che goda di diritti civili e politici può essere eletto Presidente della Repubblica purché abbia compiuto almeno cinquant’anni d’età.

Chi fu il più giovane eletto? Francesco Cossiga fu il più giovane eletto al Quirinale. Eletto nel 1985 ed in carica fino al 1992, aveva al momento della sua elezione cinquantasette anni. Ci sono stati anche Presidenti con età avanzata. Chi il più anziano? Giorgio Napolitano è l’unico ad essere stato eletto nella storia della Repubblica per ben due volte come capo di stato. Aveva ottantotto anni al momento della seconda elezione, ottantuno alla prima. L’età media dei dodici Presidenti della Repubblica si attesta intorno ai settantatré anni.

Come avviene l’elezione e come si viene eletti? L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Superare il terzo scrutinio non è una circostanza atipica. Solo in tre casi su tredici si è avuta l’elezione al primo scrutinio. In tutte le altre si è superato il terzo. Il record di scrutini si è avuto con l’elezione dell’ex Presidente Giovanni Leone, avvenuta nel 1971 che battè un altro record, ovvero la percentuale più bassa di voti ottenuti nella storia della Repubblica italiana per l’elezione a capo di stato, appena il 51,4%.

Il Presidente eletto con la più larga maggioranza fu invece Sandro Pertini, con ben l’82,3%, anche per lui un numero medio-alto di scrutini prima dell’elezione, in tutto sedici. Per salire al colle, nella storia in Italia, si è dovuta ottenere in media una percentuale di voti sui votanti pari a 66,5%. Per quanto invece riguarda la media degli scrutini necessari, sono stati otto prima dell’elezione. Vedremo stavolta come andrà a finire…

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È giusto discutere un allenatore come Max Allegri? No, se nel calcio contano i numeri

È giusto discutere un allenatore come Massimiliano Allegri? No, se nel calcio contano i numeri. Trapattoni alla Juventus: 596 gare 319 vinte (53,5%); Lippi alla Juventus: 405 gare 227 V (56%); Herrera alla Juventus : 215 gare 100 V (46,5%); Parola alla Juventus: 202 gare 117 V (58%); Carcano alla Juventus: 161 gare 111 V (68,9%): Conte alla Juventus: 151 gare 102 V (67,5%).

Allegri alla Juventus: 300 gare 208 vinte (69,3%). Massimiliano Allegri è un allenatore che della Juventus ha scritto la storia recente con un filotto di vittorie senza precedenti. Spesso trattato dagli stessi tifosi della Juve come “il peggiore”… Un allenatore che al Milan vinse lo scudetto e al secondo anno si ritrovò senza giocatori del calibro di Nesta, Maldini, Seedorf, Pirlo, Gattuso. Come finì?Secondo! Max Allegri dal 2014 al 2019 è per la prima volta alla guida della Juventus, con cui vince undici trofei: cinque campionati italiani consecutivi (dal 2015 al 2019), quattro Coppe Italia di fila (dal 2015 al 2018) e due Supercoppe italiane (2015 e 2018); raggiunge inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017).

Massimiliano Allegri che arriva alla Juventus e la porta subito in finale di Champions League (non l’unica, purtroppo per i tifosi bianconeri persa) praticamente con la stessa squadra con la quale Antonio Conte aveva ricostruito in Italia una Juve vincente, ma poco competitiva in Europa. Max Allegri che via via stravince con la Juve in Italia, una Juve piano piano smantellata dei suoi giocatori migliori. Ma lui vince lo stesso. E Ronaldo? Di lui sfruttò il massimo, con capacità e costanza.

Il resto è attualità, nella sua seconda volta alla Juve: un mister discusso con un amore folle per le vittorie di “corto muso”, che non chiede mai, ma applica e si applica fautore del “calcio semplice”. Sorridente, simpatico e dalle conferenza stampa a tratti indimenticabili, al quale si chiede in questa stagione 2021/2022 di “giocare offensivo”. Con Morata e Kean uniche due punte, con Kulusewsky “riserva” di un promettente Chiesa purtroppo infortunatosi e fermo ai box. Sarà vero? In silenzio ci prova. Perché intanto è tornato lì, pronto a giocarsela fino alla fine con quello che passa il convento…

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