Milan Campione d’Italia: è lo scudetto dell’umiltà e del duro lavoro di Stefano Pioli

Gli avevano detto più volte che non sarebbe riuscito nell’intento. E invece zitto zitto, a testa bassa, e con tantissima umiltà e soprattutto con tantissimo lavoro, e senza chiedere “troppo” Stefano Pioli è riuscito a portare il Milan alla vittoria del campionato in un’annata davvero perfetta.

Quel campionato che gli era sfuggito lo scorso anno, non per molto. Una squadra giovane il Milan, cresciuto gara dopo gara che ha saputo sfruttare – anche – i grandi errori delle avversarie, su tutte Juventus e soprattutto Inter, data alla vigilia come favorita. E con uno Stefano Pioli sempre tranquillo, sempre sul pezzo.

Una carriera fatta di tanta gavetta – partita dalla provincia e poi andata sempre crescendo – quella di Stefano Pioli, sia da giocatore che da allenatore, mister umile e con i piedi ben piantati a terra, persona educata e mai sopra alle righe. E certamente un allenatore che ha saputo creare un gruppo vincente e unito, portando il Milan al 19º titolo nazionale della propria storia. Meritatamente.

Stefano Pioli ha l’assoluto merito di aver portato i rossoneri dove sono ora, perché ci ha sempre creduto e tanto ha lavorato per continuare a crederci. Anche criticato spesso dai sui stessi tifosi. Oggi tutti in festa per uno scudetto meritato tutto da festeggiare. Complimenti Milan. La festa ci sta tutta.

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Giorgio Chiellini, l’addio al calcio giocato di una delle ultime bandiere rimaste in questo calcio (troppo) moderno

Sedici minuti storici, ma all’epoca nessuno poteva immaginare quanto. Il 15 ottobre 2005, alla settima giornata di campionato in Serie A, Giorgio Chiellini faceva il suo esordio con la maglia della Juventus. I bianconeri erano in vantaggio 1-0, e così avrebbero concluso, in casa contro il Messina grazie alla rete di Del Piero nel primo tempo. Oggi che, diciassette anni dopo, Chiello ha annunciato l’addio alla Vecchia Signora, una delle ultime bandiere rimaste in questo calcio “moderno” – anche troppo “moderno” – dice stop.

Sperava di dare l’annuncio del suo addio alla Juventus, al termine di una serata di gioia magari dopo aver sollevato il 20° esimo trofeo in maglia bianconera invece Giorgio Chiellini, ufficializza una notizia ampiamente nell’aria dopo il bruciante ko in finale di Coppa Italia contro l’Inter. Il capitano di mille battaglie, il prossimo anno non guiderà il gruppo con il suo esempio e la sua proverbiale grinta e voglia di vincere. Dopo 18 anni in bianconero il suo posto sarà preso da altri giovani che avranno il compito di riportare la Signora dove merita, a competere per lo scudetto e per quei trofei che dopo 10 anni consecutivi non sono arrivati.

“Con gioia e serenità lascio questa squadra e sarò il primo tifoso della Juventus – ha detto Giorgio Chiellini – È la mia scelta al 100 per cento, lunedì saluterò il mio Stadium, poi magari faccio qualche scampolo a Firenze”.

“Dispiace lasciare con un anno senza vittorie, ma va accettato – ha aggiunto – deve rimanerci qualcosa dentro. Qualcosa non è andato, c’è stato un percorso di miglioramento ma siamo lontani dalla squadra più forte: bisogna fare però un’analisi più ampia, il Milan è meno forte dell’Inter ma è davanti. Ci vuole continuità nel carattere e nella voglia: manca qualcosa che è stato nel DNA della Juve per anni e va ritrovato. Ci sono i cicli, fa parte della vita: bisogna avere l’energia che ci può far ripartire”.

“Il mister è la persona migliore per trasferire questo DNA – ha continuato Chiellini – il prossimo anno questa squadra non può accettare di finire senza titoli. L’importante è essere consapevoli di questo processo, io ho vissuto anche due settimi posti: ci è voluto tempo e siamo ripartiti, ora tocca ai ragazzi continuare. Io ho fatto quello che potevo, spero di aver lasciato qualcosa: cedo lo scettro ai giovani. E’ una mia scelta, oggi non ce la facevo più ma ho dimostrato di esserci ancora: lascio con serenità, sarò il più grande tifoso”.

“Hai dimostrato cosa vuol dire indossare la maglia della Juventus, ogni volta che sei sceso in campo. Per 17 lunghi anni. Ti ho visto arrivare ragazzo, e conquistarti tutto con umiltà e lavoro. Un esempio per chiunque sogni questi colori.Da juventino e da compagno di squadra, dalla serie B allo Scudetto, grazie Giorgio!” – il saluto di Alessandro Del Piero.

Tra i pochi calciatori di successo capaci di conciliare la carriera sportiva con un proficuo percorso di studi, si è dapprima diplomato presso il liceo scientifico “Federigo Enriques” di Livorno, con il voto di 92/100, e poi nel 2010 si è laureato in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Torino, con una votazione finale di 109/110; nel 2017 ha ulteriormente conseguito presso lo stesso ateneo la laurea magistrale in business administration, ottenendo una votazione di 110/110 con lode.

Giorgio Chiellini, marito di Veronica con cui ha due figli, nella sua carriera ha vinto un record di nove campionati consecutivi di Serie A con la Juventus (dal 2011-12 al 2019-20), club con cui ha conquistato anche cinque Coppe Italia (di cui un record di quattro consecutive dal 2014-15 al 2017-18 e ancora nel 2020-21), cinque Supercoppe di Lega (2012, 2013, 2015, 2018 e 2020) e un campionato di Serie B (2006-07), raggiungendo inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017); in precedenza con il Livorno, squadra in cui è cresciuto, aveva vinto un campionato di Serie C1 (2001-02).

Con la nazionale ha trionfato all’europeo itinerante di Europa 2020; tra gli altri piazzamenti, è stato finalista all’europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013 e alla UEFA Nations League del 2020-2021. In azzurro ha inoltre preso parte ai mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, agli europei di Austria-Svizzera 2008 e Francia 2016 e alla Confederations Cup di Sudafrica 2009. A livello giovanile, con l’Italia olimpica è stato medaglia di bronzo ai Giochi di Atene 2004, mentre in precedenza con l’Italia Under-19 si era laureato campione d’Europa a Liechtenstein 2003.

Ritenuto tra i migliori difensori della sua generazione, a livello individuale è stato eletto tre volte migliore difensore AIC (2008, 2009 e 2010, quest’ultimo condiviso con Walter Samuel), oltreché inserito cinque volte nella squadra dell’anno AIC (2013, 2015, 2016, 2018 e 2019), tre nell’ESM Team of the Year (2013, 2015 e 2018), due nella squadra della stagione della UEFA Champions League (2015 e 2018) e una nella squadra dell’anno UEFA (2017); in precedenza, in ambito giovanile era stato inserito dall’UEFA nel Dream Team del campionato d’Europa Under-21 2007 e nell’All-Time XI del campionato d’Europa Under-21 (2015). Nel 2021, infine, si è classificato 13º nella graduatoria del Pallone d’oro. Per lui di prospetta un futuro nel calcio come dirigente, quasi certamente nella “sua” Juventus.

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