Le ‘brutte’ abitudini di una certa politica assisana…

Assisi e la politica, ci sono anche abitudini poco piacevoli. Non è la prima volta (ed è questo a preoccupare) che alcuni esponenti politici assisani intervengano via social (ma è successo anche di peggio) commentando le sane critiche costruttive e spesso sarcastiche di chi da mattina a sera propone una sana informazione, certamente oggettiva e spesso – per gli stessi – poco piacevole. Ma sempre senza inventarsi niente. Forse troppo abituati a scrivere e mandare con tanto di foto o auto-foto allegate, comunicati e comunicazioni di sole positività, belli a leggersi, in particolare per loro, e mai negati da nessuno.

Però no, e no, non funziona mica così! Intenti a catena sempre via social a diffondere quello che per loro ‘è legge’, quando non gli piace qualcosa eccoli subito sulle difensive, alle prime critiche attaccano, spesso scivolando su una buccia di banana, spesso cadendo in maniera più “pericolosa”. Perché i dati oggettivi, corredati di immagini, troppo spesso sono certezze.

Forse la prima cittadina della città Serafica, ampia esperta di comunicazione, nonostante i molteplici impegni, potrebbe insegnare ad alcuni di coloro che gli sono al fianco come si fa. Perché – è evidente – che non ne siano a conoscenza.

L’informazione locale concede spazio a tutti, in particolare a chi vive i territori e le realtà. Spesso più leggera, spesso più pesante. Dove ci sono elogi, e poi ci sono anche le critiche. Ma nell’informazione che piace perlomeno a me, c’è sempre una precisa verifica dei fatti.

Imparate – amici politici assisani (non tutti, certamente) – a rispondere con concretezza e fatti, altrimenti lasciate quel ruolo che se lo avete accettato, porta naturalmente ad un’esposizione abbastanza evidente. E cercate di capire, alla svelta, che nella vita ognuno ha un suo di ruolo. Scrivete di meno (voi), e fate di più. Perché la socialità è fatta di ruoli. E in POLITICA il ruolo è una scelta, non un obbligo.

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L’indecente spettacolo della politica assisana: per alcuni sembra un circo, invece è la città più bella del mondo!

Uno spettacolo indecente quello che la politica assisana sta consumando ad Assisi, e per Assisi, in questi giorni di marzo 2023. Fra chi “cerca” poltrone, chi “temporeggia”, chi chiede dimissioni dell’uno o dell’altro, chi cerca potenziali assessori non disposti a prendere in mano le redini, chi mette veti sull’una o sull’altra persona, insomma: ma alla città e al territorio chi ci pensa?

E dove sono finiti gli interessi per i cittadini? A chiederselo sono in diversi fra gli abitanti e i residenti di una terra i cui valori non possono essere discussi o – dall’altro lato – esaltati soltanto a parole o a chiacchiere, pressoché inutili. Assisi fa davvero una bella figura mettendo in scena questo triste “teatrino” politico a tratti largamente banale e privo di senso?

La politica dovrebbe essere chiamata a lavorare per interessi comuni, e invece così non appare. Non c’è la necessità che lo dica l’opposizione o che lo faccia notare parte della maggioranza. L’immobilismo regna, la macchina comunale appare se non altro “arrugginita”, il popolo – sovrano – lamenta carenze. Lettere aperte, chiacchiere al vento e discussioni al chiuso, portino a finalità importanti e soprattutto ad un minimo di decenza.

Assisi merita impegno, e merita alla guida persone capaci, di spessore, con una cultura che in primis sappia essere lo specchio di una città con pochi rivali al mondo. Assisi merita scelte, non fatte tanto per scegliere o per tappare buchi. Ma scelte importanti, sulle capacità, sulla conoscenza culturale, solo ed esclusivamente con queste caratteristiche: sulle persone.

Adesso c’è bisogno di stabilità, che sia un governo a maglie “strette” o a maglie  “larghe” a pochi importa. Governare Assisi è ciò che conta, un’Assisi attesa da anni importanti. Forse i più importanti – e positivi – dell’ultimo decennio.

A primavera si risveglia la natura, i sensi, la vita. Svegliatevi anche voi, è ora.

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Politicamente Assisi “vivacchia” (Cit.): rimpasto all’orizzonte (prima o dopo Natale, questo non si sa)

La politica ultimamente ad Assisi è scomparsa dai radar o quantomeno, come dicono in tanti, la città dal punto di vista politico “vivacchia” e tira avanti.

E allora ecco che qualche cambio sarebbe all’orizzonte e a deciderlo sarebbe proprio la prima cittadina della Città Serafica, conscia che la non troppa operatività dei suoi coinquilini di maggioranza potrebbe essere dannosa non solo alla città, ma anche al proprio futuro.

Prima che sia troppo tardi sarebbe dunque pronta “una scossa”, aspettando il Natale per il quale si attendono novità sul programma, ad oggi non pervenuto, oltre ai soliti cavalli di battaglia partoriti al tempo prima dall’allora associazione giovanile assisiate (non la sola), poi dall’ex assessore perugino creativo, ed anche molto dal francescano la cui assenza oggi ad Assisi sembra farsi davvero sentire.

Fra giornalisti “giornalai” (e a volte anche un po’ qualcosa in più…) che sanno sempre tutto, e qualche politico locale capro espiatorio perché troppo “chiacchierone”, l’attesa e la tensione salgono. E allora si attendono le scelte – cercando di capire se ‘mangeranno il panettone’ in tutti o solo alcuni – con quel coraggio fin qui sbandierato, ma ad oggi quasi mai pervenuto.

 

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Dal 4% al 25%, la grande vittoria di Giorgia Meloni coerente politica di “professione”

Dal 4% al 25% in cinque anni. È questa la grande vittoria di Giorgia Meloni che sbanca con il suo partito Fratelli d’Italia e fa incetta di voti ottenendo la fiducia degli italiani. Unitamente alla sua coerenza, che certamente è la chiave del suo personale successo.

Diplomata, non laureata, con una passione sfrenata per la politica “abbracciata” da giovanissima, e una storia personale fatta di momenti bui, altri delicati, mai fino ad oggi esaltanti. Pochissimo in maggioranza, praticamente sempre all’opposizione, nell’ultima legislatura più di sempre, dura e sempre schietta contro Conte, ferma ma più rispettosa con Draghi.

Spesso partita dal basso senza a volte centrare il risultato, nel 2016 Giorgia Meloni stava per diventare pure sindaco di Roma, ma “tradita” da Berlusconi arrivò solo terza, anche se con un buon successo personale.

Nel 2018, appena quattro anni fa, ottenne alle Politiche solo il 4,3%. Davvero troppo poco per il suo partito. Risultati insufficienti alle europee. Il resto è storia di oggi, con una Meloni che stravince anche a discapito della Lega, la quale paga un prezzo altissimo, con Berlusconi che invece tiene il passo grazie ad una campagna elettorale importante e ad una comunicazione (in questi frangenti importantissima) spesso adeguata.

Ora, in attesa di capire gli scenari che porteranno all’incarico per la formazione del prossimo governo, a lei e alla coalizione di centrodestra il compito di governare l’Italia in uno dei momenti più duri e complicati della storia della Repubblica.

I 25 punti del programma di Fratelli d’Italia. Nel programma di Fratelli d’Italia sono elencati 25 punti: “Sostegno alla natalità e alla famiglia”; “efficiente utilizzo di risorse Pnrr e fondi europei”; “fisco più equo e difesa del potere d’acquisto degli italiani”; “sostenere il sistema imprenditoriale italiano”; “made in Italy e orgoglio italiano”; “Sostenere la dignità del lavoro”; “Largo ai giovani”; “Rilanciare la scuola, l’università e la ricerca”; “Per un vero Stato sociale che non dimentichi nessuno”; “Il diritto a una vecchiaia serena”; “Una sanità al servizio della persona”; “A difesa della libertà e della dignità di ognuno”; “Cultura e bellezza, il nostro Rinascimento”; “Il turismo e la nostra crescita felice”; “Agroalimentare pilastro del sistema Italia”; “A difesa dell’ambiente e della natura”; “Energia pulita, sicura e a costi sostenibili”; “Ripartire da investimenti e infrastrutture; Trasporti per un’Italia più veloce, più collegata, più smart”; “Sud opportunità di crescita per l’Italia”; “Fermare l’immigrazione illegale e restituire sicurezza ai cittadini”; Una giustizia giusta e celere, per cittadini e imprese”; “Diamo  Credito a famiglie e imprese”; “Presidenzialismo, stabilità di governo e Stato efficiente”; “Italia protagonista in Europa e nel mondo”.

Buon lavoro. Per l’Italia!

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Sarà l’illustre Mattarella bis, per il trionfo definitivo dell’incapacità della politica italiana

Incapaci di innovare, di ringiovanire. Incapaci di accordarsi ed arrivare uniti alla decisione più responsabile. Incapaci di fare politica nel momento più triste e difficile a livello non solo nazionale.

Finisce così la credibilità politica in Italia dopo un balletto durato fin troppo. A tratti irrisorio. A tratti anche ridicolo. I partiti si sono dimostrati incapaci di trovare un accordo su Belloni, Casini o Draghi, e stanno tutti per convergere sul bis del Capo dello Stato uscente.

Il 14esimo presidente della Repubblica dovrebbe essere ancora una volta Sergio Mattarella e a chiedergli di restare al Colle sarà addirittura Mario Draghi. Una mossa mai vista fin qui, che certifica definitivamente alla politica in Italia la non credibilità da sempre discussa. E non cambiare la fotografia appesa ai muri nelle scuole e negli uffici pubblici dell’illustre Presidente Mattarella (che già aveva “traslocato”), è l’unica cosa certa che resta per ora in questo Paese.

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Chi è Elisabetta Belloni? Sarà lei la prima donna Presidente della Repubblica italiana?

Salgono le quotazioni di Elisabetta Belloni. Sarà lei la prima donna Presidente della Repubblica? Elisabetta Belloni ha 62 anni. Romana. Era alla guida della macchina della Farnesina dal 2016, prima donna segretario generale degli Esteri. Ha studiato al liceo Massimo di Roma, lo stesso frequentato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Si è laureata in Scienze Politiche all’Università Luiss nel 1982.

La sua carriera diplomatica è partita nel 1985. Ha ricoperto incarichi a Vienna e a Bratislava. Belloni è stata nominata nel 2004 capo dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri. Anche in questo caso la prima donna a ricoprire tale incarico. Durante quel mandato si occupò di dossier delicati come i rapimenti di italiani in Iraq e Afghanistan e lo tsunami nel sudest asiatico. Dal 2008 al 2012 è direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo e poi dal 2013 al 2015 ha assunto le funzioni di direttore generale per le Risorse e l’innovazione. Promossa ambasciatore di grado nel 2014, nel 2015 è stata capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Dal 5 maggio 2016 ricopre l’incarico di segretaria generale del Ministero degli affari esteri (prima donna a ricoprire tale ruolo). Al ministero Belloni ha in seguito avuto piena sintonia con Luigi Di Maio, che si è opposto all’ipotesi di Giuseppe Conte di sotituirla con Pietro Benassi.

Il 12 maggio 2021 il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi l’ha nominata direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. È la prima donna ad aver guidato l’agenzia di coordinamento dei servizi segreti.

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Italia (e mondo) in pandemia, ma “lo show” dello spoglio al Quirinale è appena iniziato…

Non è proprio un bello spettacolo quello che i parlamentari e le forze politiche stanno offrendo in questi giorni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Mentre l’Italia (Europa e mondo) sono alle prese con una pandemia senza precedenti, la nazione potrebbe fare a meno in questo momento di siparietti a tratti sconcertanti. In 7 anni non si è riusciti a stabilire un nome comune da votare, con il dialogo rimandato a queste ore, una divisione e una spaccatura che non sembra colmarsi e uno scenario non proprio esaltante.

E intanto ci si diverte (e questa non è una novità, visto che accade praticamente ogni volta) a scrivere sulle schede i nomi più “inaspettati”. Alcuni nomi usciti? Alfonso Signorini, Alberto Angela e Giuseppe Cruciani, il comico Siani, Antonio Razzi, lo storico Barbero, Amadeus e Alberto Angela. Un voto ranche per Cetto Laqualunque di Antonio Albanese, poi Mariotto Segni e “l’immancabile” (anche se ritirato) Silvio Berlusconi. Nelle recenti elezioni anche Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, Sabrina Ferilli, Magalli, Razzi, Gigi Riva, Barbara D’Urso, Bettega, Lino Banfi e Roby Facchinetti. In passato erano arrivati sulle schede i nomi di Bruno Vespa, Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara, Carlo Ancelotti, Ornella Vanoni, Vasco Rossi e Luciano Moggi. Poi anche Santo Versace, Valeria Marini, Fiorello, Sophia Loren, Giovanni Trapattoni, Gianni Rivera, Drupi, Antognoni, Cabrini e De Gregori. Non poteva certamente mancare Rocco Siffredi, ma anche “il conte” Raffaello Mascetti della “supercazzola” di “Amici miei”.

Sono 1.008 i grandi elettori a decidere chi sarà il successore di Sergio Mattarella nella carica di Capo dello Stato al Quirinale. Con la pandemia da Covid-19 si vota a gruppi di 50 elettori, con un solo scrutinio permesso al giorno. Chi succederà al Presidente Matterella? Impossibile ancora saperlo ad oggi! Perché intanto chi lo deve eleggere, alla faccia degli italiani, alle prese con covid, caro bollette e casse integrazioni, a volte dialoga (senza mettersi d’accordo) e il più delle volte sembra scherzarci su…

 

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L’Italia elegge il prossimo Presidente della Repubblica: quale il candidato perfetto?

L’Italia è pronta ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica: ma quale potrebbe essere il candidato perfetto? Se lo chiedono in tanti, fra ricorsi storici e numeri alla mano. Questi alcuni punti fondamentali e una gran parte di storia da ricordare. Chi può essere eletto? Per l’articolo 84 della Costituzione italiana, qualunque cittadino italiano che goda di diritti civili e politici può essere eletto Presidente della Repubblica purché abbia compiuto almeno cinquant’anni d’età.

Chi fu il più giovane eletto? Francesco Cossiga fu il più giovane eletto al Quirinale. Eletto nel 1985 ed in carica fino al 1992, aveva al momento della sua elezione cinquantasette anni. Ci sono stati anche Presidenti con età avanzata. Chi il più anziano? Giorgio Napolitano è l’unico ad essere stato eletto nella storia della Repubblica per ben due volte come capo di stato. Aveva ottantotto anni al momento della seconda elezione, ottantuno alla prima. L’età media dei dodici Presidenti della Repubblica si attesta intorno ai settantatré anni.

Come avviene l’elezione e come si viene eletti? L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Superare il terzo scrutinio non è una circostanza atipica. Solo in tre casi su tredici si è avuta l’elezione al primo scrutinio. In tutte le altre si è superato il terzo. Il record di scrutini si è avuto con l’elezione dell’ex Presidente Giovanni Leone, avvenuta nel 1971 che battè un altro record, ovvero la percentuale più bassa di voti ottenuti nella storia della Repubblica italiana per l’elezione a capo di stato, appena il 51,4%.

Il Presidente eletto con la più larga maggioranza fu invece Sandro Pertini, con ben l’82,3%, anche per lui un numero medio-alto di scrutini prima dell’elezione, in tutto sedici. Per salire al colle, nella storia in Italia, si è dovuta ottenere in media una percentuale di voti sui votanti pari a 66,5%. Per quanto invece riguarda la media degli scrutini necessari, sono stati otto prima dell’elezione. Vedremo stavolta come andrà a finire…

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