Politicamente Assisi “vivacchia” (Cit.): rimpasto all’orizzonte (prima o dopo Natale, questo non si sa)

La politica ultimamente ad Assisi è scomparsa dai radar o quantomeno, come dicono in tanti, la città dal punto di vista politico “vivacchia” e tira avanti.

E allora ecco che qualche cambio sarebbe all’orizzonte e a deciderlo sarebbe proprio la prima cittadina della Città Serafica, conscia che la non troppa operatività dei suoi coinquilini di maggioranza potrebbe essere dannosa non solo alla città, ma anche al proprio futuro.

Prima che sia troppo tardi sarebbe dunque pronta “una scossa”, aspettando il Natale per il quale si attendono novità sul programma, ad oggi non pervenuto, oltre ai soliti cavalli di battaglia partoriti al tempo prima dall’allora associazione giovanile assisiate (non la sola), poi dall’ex assessore perugino creativo, ed anche molto dal francescano la cui assenza oggi ad Assisi sembra farsi davvero sentire.

Fra giornalisti “giornalai” (e a volte anche un po’ qualcosa in più…) che sanno sempre tutto, e qualche politico locale capro espiatorio perché troppo “chiacchierone”, l’attesa e la tensione salgono. E allora si attendono le scelte – cercando di capire se ‘mangeranno il panettone’ in tutti o solo alcuni – con quel coraggio fin qui sbandierato, ma ad oggi quasi mai pervenuto.

 

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Dal 4% al 25%, la grande vittoria di Giorgia Meloni coerente politica di “professione”

Dal 4% al 25% in cinque anni. È questa la grande vittoria di Giorgia Meloni che sbanca con il suo partito Fratelli d’Italia e fa incetta di voti ottenendo la fiducia degli italiani. Unitamente alla sua coerenza, che certamente è la chiave del suo personale successo.

Diplomata, non laureata, con una passione sfrenata per la politica “abbracciata” da giovanissima, e una storia personale fatta di momenti bui, altri delicati, mai fino ad oggi esaltanti. Pochissimo in maggioranza, praticamente sempre all’opposizione, nell’ultima legislatura più di sempre, dura e sempre schietta contro Conte, ferma ma più rispettosa con Draghi.

Spesso partita dal basso senza a volte centrare il risultato, nel 2016 Giorgia Meloni stava per diventare pure sindaco di Roma, ma “tradita” da Berlusconi arrivò solo terza, anche se con un buon successo personale.

Nel 2018, appena quattro anni fa, ottenne alle Politiche solo il 4,3%. Davvero troppo poco per il suo partito. Risultati insufficienti alle europee. Il resto è storia di oggi, con una Meloni che stravince anche a discapito della Lega, la quale paga un prezzo altissimo, con Berlusconi che invece tiene il passo grazie ad una campagna elettorale importante e ad una comunicazione (in questi frangenti importantissima) spesso adeguata.

Ora, in attesa di capire gli scenari che porteranno all’incarico per la formazione del prossimo governo, a lei e alla coalizione di centrodestra il compito di governare l’Italia in uno dei momenti più duri e complicati della storia della Repubblica.

I 25 punti del programma di Fratelli d’Italia. Nel programma di Fratelli d’Italia sono elencati 25 punti: “Sostegno alla natalità e alla famiglia”; “efficiente utilizzo di risorse Pnrr e fondi europei”; “fisco più equo e difesa del potere d’acquisto degli italiani”; “sostenere il sistema imprenditoriale italiano”; “made in Italy e orgoglio italiano”; “Sostenere la dignità del lavoro”; “Largo ai giovani”; “Rilanciare la scuola, l’università e la ricerca”; “Per un vero Stato sociale che non dimentichi nessuno”; “Il diritto a una vecchiaia serena”; “Una sanità al servizio della persona”; “A difesa della libertà e della dignità di ognuno”; “Cultura e bellezza, il nostro Rinascimento”; “Il turismo e la nostra crescita felice”; “Agroalimentare pilastro del sistema Italia”; “A difesa dell’ambiente e della natura”; “Energia pulita, sicura e a costi sostenibili”; “Ripartire da investimenti e infrastrutture; Trasporti per un’Italia più veloce, più collegata, più smart”; “Sud opportunità di crescita per l’Italia”; “Fermare l’immigrazione illegale e restituire sicurezza ai cittadini”; Una giustizia giusta e celere, per cittadini e imprese”; “Diamo  Credito a famiglie e imprese”; “Presidenzialismo, stabilità di governo e Stato efficiente”; “Italia protagonista in Europa e nel mondo”.

Buon lavoro. Per l’Italia!

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Il mondo piange la Regina Elisabetta: pacata, serena e con un pizzico di “humor” ovviamente british

Ci sono personaggi che sono storia, e la regina Elisabetta è uno di questi. “Good Save The Queen” suona mentre il Regno Unito, il Commonwealth e il mondo intero si stringono intorno al ricordo di una grande donna, pacata e serena, capace di vivere “epoche” differenti fatte di modernità e postmodernità con dignità, pacatezza e un pizzico di humor, ovviamente british.

La regina Elisabetta è morta, e resterà per sempre nei cuori di tutti noi. Una donna impossibile da non amare, l’ultima grande regina, che non un Paese, non un Regno, ma il mondo intero, piangono oggi, giovedì 8 settembre 2022. Tutti in fila a Londra ogni volta con quella vana speranza di vederla affacciarsi alla finestra, nella città più suggestiva al mondo.

“Elisabetta II si è spenta in pace, nel suo letto a Balmoral” – recita la nota di Buckingham Palace, dove il cambio della guardia si è fermato – dopo aver raggiunto ogni traguardo professionale e forse anche personale nei suoi 96 anni di età e 70 anni di regno (mentre in Italia si susseguivano oltre 60 governi).

Elisabetta è stata la regina più longeva per il Regno Unito, 73 anni di nozze con 4 figli e 12 bisnipoti, una regina giramondo per eccellenza: con i suoi viaggi ha visitato 193 Paesi del mondo.

Adesso “London Bridge is down” – è calato il ponte di Londra, strofa di una filastrocca nota a tutti i bambini inglesi – l’avvio all’operazione che descrive nei dettagli cosa debba accadere alla morte della regina.

Da Lady Diana ai tempi d’oggi tante vicissitudini, sempre vissute con stile: l’età che avanzava, il dolore di vedere la famiglia divisa, le pressioni perché passasse lo scettro al figlio che avanzava nell’infinita attesa della corona – perfino con il sorriso sulle labbra. Una donna semplice, che amava follemente i suoi animali, i cani corgi (ben 30 i cani avuti nella sua vita) e i suoi cavalli in primis, seria ma sempre piena di humor, capace di far sorridere e scaldare i cuori della gente, quella tanta gente che oggi la piange con negli occhi il ricordo di una ‘figura’ unica.

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“San Rufino Parking”: comodo, gratuito e solo per “chi può”

Si dirà “che la Polizia Locale di notte non lavora” o che sono tempi “da organici ridotti”. E allora io mi chiederò sempre “perché l’iniziativa dei parcheggi gratuiti – solitamente a pagamento – per i residenti del comune se tanto ognuno può, comodamente e liberamente, fare quello che gli pare?”. Può bastare così. Senza aggiungere altro. Qualcuno (prima o poi) risponderà…

Buonanotte Assisi (dal parcheggio a cielo aperto di Piazza San Rufino).

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Dybala con la Juve a 9 milioni, accetta la Roma per 4,5. Si chiama ‘calcio moderno’, e a volte perde anche lui…

Paulo Dybala oggi è un nuovo giocatore della Roma, e allora complimenti alla Roma per aver portato nella capitale un campione. Ma, viste le cifre, su Dybala qualcosa “non quadra”. Perché le cifre – in effetti – sono diametralmente opposte a quelle con cui il giocatore argentino stava chiudendo il rinnovo con la Juventus lo scorso ottobre.

Si è passati così improvvisamente, da potenziale giocatore più pagato della rosa bianconera, ad un contratto – certo oneroso – ma a quanto pare accettato senza battere ciglio. Questioni di stimoli, alcuni diranno? Già con l’Inter, rimasta a bocca asciutta sul giocatore, si discuteva per un massimo di 6 milioni stagionali, inserendo i bonus per poter raggiungere quella cifra nel corso del tempo (e così è stato fatto nella capitale non più tardi di ieri). E perché in quel caso – come riportano alcuni quotidiani nazionali – erano proprio le pretese economiche ad aver frenato l’intesa finale. Gesto d’amore del giocatore non accettare la “rivale storica” della sua ex-squadra? Non può bastare.

Ora per Dybala, la maglia giallorossa – già in realtà “sbandierata” più volte in un recente passato con Francesco Totti a fare da “promotore” – con una parte fissa relativa all’ingaggio del calciatore che scende quasi della metà rispetto a quella discussa con la Juve solo 9 mesi fa (passando dai possibili 8 milioni fissi in bianconero agli attuali 4,5 milioni in giallorosso).

Dybala accetta a Roma la metà dell’ingaggio che la Juve gli avrebbe offerto in quella società che – fascia da capitano e lacrime ricordando, con il numero 10 sulle spalle – lui avrebbe ( a suo dire) amato così tanto, passando da un club che ambiva alla Champions League ai capitolini che giocheranno la prossima stagione in Europa League. Merito di Mou, vero vincitore sulla questione.

In sintesi: lo staff di Dybala accetta la drastica riduzione dell’ingaggio, pur di ritornare a giocare subito. E le bandiere dopo lo stesso Totti e Del Piero (trovando il più chiaro collegamento sul fronte Roma-Juve che si possa ricordare, ndr), è ormai certo che non esistano più. In bocca al lupo “Paulino”, con le tasche un po’ più vuote, ma con un pallone – ancora – da continuare a calciare!

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Luglio ad Assisi sembra il “Sahara”: però almeno c’è ancora chi governa…

…Fortuna le immagini del nuovo Info Point di Santa Maria degli Angeli che mi hanno dato la possibilità di rivedere un paio di assessori che non pensavo ci fossero più. Invece a quanto pare lavorano per Assisi nel silenzio, e questo potrebbe essere un punto – anche – a loro favore.

Il sindaco di Assisi quindi non è solo. Bene per la città (semi-deserta in questi giorni di caldo intenso, in termini di presenze turistiche, ma che speriamo arriveranno). “Presenze” turistiche che sono sempre più “presenti” (scusate la ripetizione) soprattutto legate ad eventi privati come matrimoni e cerimonie. Magari soggiornano un po’ più in territori limitrofi – i turisti – dove trovano certamente in luoghi e ambienti “rurali” anche una bella e sana “piscina” disponibile.

Ma ben vengano le foto (o auto-foto, come meglio viene) sempre sperando che dietro alle inaugurazioni ci sia anche un po’ di sana progettualità. Perché senza di quella in periodi ‘morti’ come questo mese di luglio pronto a essere protagonista per la sistemazione delle buche del centro storico da via Borgo Aretino e Corso Mazzini sarà difficile rendere viva e più vitale questa città (soprattutto per chi la vive e frequenta).

A Santa Maria degli Angeli intanto ci sarebbe da ripulire il parcheggio della zona industriale pieno di rifiuti, con la speranza che chi lo farà possa lavorare sotto ad un clima “più clemente”. Ps. Con il sole le foto però vengono bene. Speriamo la prossima sia in quel parcheggio “libero e pulito”. Per una città che “parla” spesso di ambiente, sarebbe già un grande traguardo.

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Milan Campione d’Italia: è lo scudetto dell’umiltà e del duro lavoro di Stefano Pioli

Gli avevano detto più volte che non sarebbe riuscito nell’intento. E invece zitto zitto, a testa bassa, e con tantissima umiltà e soprattutto con tantissimo lavoro, e senza chiedere “troppo” Stefano Pioli è riuscito a portare il Milan alla vittoria del campionato in un’annata davvero perfetta.

Quel campionato che gli era sfuggito lo scorso anno, non per molto. Una squadra giovane il Milan, cresciuto gara dopo gara che ha saputo sfruttare – anche – i grandi errori delle avversarie, su tutte Juventus e soprattutto Inter, data alla vigilia come favorita. E con uno Stefano Pioli sempre tranquillo, sempre sul pezzo.

Una carriera fatta di tanta gavetta – partita dalla provincia e poi andata sempre crescendo – quella di Stefano Pioli, sia da giocatore che da allenatore, mister umile e con i piedi ben piantati a terra, persona educata e mai sopra alle righe. E certamente un allenatore che ha saputo creare un gruppo vincente e unito, portando il Milan al 19º titolo nazionale della propria storia. Meritatamente.

Stefano Pioli ha l’assoluto merito di aver portato i rossoneri dove sono ora, perché ci ha sempre creduto e tanto ha lavorato per continuare a crederci. Anche criticato spesso dai sui stessi tifosi. Oggi tutti in festa per uno scudetto meritato tutto da festeggiare. Complimenti Milan. La festa ci sta tutta.

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Giorgio Chiellini, l’addio al calcio giocato di una delle ultime bandiere rimaste in questo calcio (troppo) moderno

Sedici minuti storici, ma all’epoca nessuno poteva immaginare quanto. Il 15 ottobre 2005, alla settima giornata di campionato in Serie A, Giorgio Chiellini faceva il suo esordio con la maglia della Juventus. I bianconeri erano in vantaggio 1-0, e così avrebbero concluso, in casa contro il Messina grazie alla rete di Del Piero nel primo tempo. Oggi che, diciassette anni dopo, Chiello ha annunciato l’addio alla Vecchia Signora, una delle ultime bandiere rimaste in questo calcio “moderno” – anche troppo “moderno” – dice stop.

Sperava di dare l’annuncio del suo addio alla Juventus, al termine di una serata di gioia magari dopo aver sollevato il 20° esimo trofeo in maglia bianconera invece Giorgio Chiellini, ufficializza una notizia ampiamente nell’aria dopo il bruciante ko in finale di Coppa Italia contro l’Inter. Il capitano di mille battaglie, il prossimo anno non guiderà il gruppo con il suo esempio e la sua proverbiale grinta e voglia di vincere. Dopo 18 anni in bianconero il suo posto sarà preso da altri giovani che avranno il compito di riportare la Signora dove merita, a competere per lo scudetto e per quei trofei che dopo 10 anni consecutivi non sono arrivati.

“Con gioia e serenità lascio questa squadra e sarò il primo tifoso della Juventus – ha detto Giorgio Chiellini – È la mia scelta al 100 per cento, lunedì saluterò il mio Stadium, poi magari faccio qualche scampolo a Firenze”.

“Dispiace lasciare con un anno senza vittorie, ma va accettato – ha aggiunto – deve rimanerci qualcosa dentro. Qualcosa non è andato, c’è stato un percorso di miglioramento ma siamo lontani dalla squadra più forte: bisogna fare però un’analisi più ampia, il Milan è meno forte dell’Inter ma è davanti. Ci vuole continuità nel carattere e nella voglia: manca qualcosa che è stato nel DNA della Juve per anni e va ritrovato. Ci sono i cicli, fa parte della vita: bisogna avere l’energia che ci può far ripartire”.

“Il mister è la persona migliore per trasferire questo DNA – ha continuato Chiellini – il prossimo anno questa squadra non può accettare di finire senza titoli. L’importante è essere consapevoli di questo processo, io ho vissuto anche due settimi posti: ci è voluto tempo e siamo ripartiti, ora tocca ai ragazzi continuare. Io ho fatto quello che potevo, spero di aver lasciato qualcosa: cedo lo scettro ai giovani. E’ una mia scelta, oggi non ce la facevo più ma ho dimostrato di esserci ancora: lascio con serenità, sarò il più grande tifoso”.

“Hai dimostrato cosa vuol dire indossare la maglia della Juventus, ogni volta che sei sceso in campo. Per 17 lunghi anni. Ti ho visto arrivare ragazzo, e conquistarti tutto con umiltà e lavoro. Un esempio per chiunque sogni questi colori.Da juventino e da compagno di squadra, dalla serie B allo Scudetto, grazie Giorgio!” – il saluto di Alessandro Del Piero.

Tra i pochi calciatori di successo capaci di conciliare la carriera sportiva con un proficuo percorso di studi, si è dapprima diplomato presso il liceo scientifico “Federigo Enriques” di Livorno, con il voto di 92/100, e poi nel 2010 si è laureato in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Torino, con una votazione finale di 109/110; nel 2017 ha ulteriormente conseguito presso lo stesso ateneo la laurea magistrale in business administration, ottenendo una votazione di 110/110 con lode.

Giorgio Chiellini, marito di Veronica con cui ha due figli, nella sua carriera ha vinto un record di nove campionati consecutivi di Serie A con la Juventus (dal 2011-12 al 2019-20), club con cui ha conquistato anche cinque Coppe Italia (di cui un record di quattro consecutive dal 2014-15 al 2017-18 e ancora nel 2020-21), cinque Supercoppe di Lega (2012, 2013, 2015, 2018 e 2020) e un campionato di Serie B (2006-07), raggiungendo inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017); in precedenza con il Livorno, squadra in cui è cresciuto, aveva vinto un campionato di Serie C1 (2001-02).

Con la nazionale ha trionfato all’europeo itinerante di Europa 2020; tra gli altri piazzamenti, è stato finalista all’europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013 e alla UEFA Nations League del 2020-2021. In azzurro ha inoltre preso parte ai mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, agli europei di Austria-Svizzera 2008 e Francia 2016 e alla Confederations Cup di Sudafrica 2009. A livello giovanile, con l’Italia olimpica è stato medaglia di bronzo ai Giochi di Atene 2004, mentre in precedenza con l’Italia Under-19 si era laureato campione d’Europa a Liechtenstein 2003.

Ritenuto tra i migliori difensori della sua generazione, a livello individuale è stato eletto tre volte migliore difensore AIC (2008, 2009 e 2010, quest’ultimo condiviso con Walter Samuel), oltreché inserito cinque volte nella squadra dell’anno AIC (2013, 2015, 2016, 2018 e 2019), tre nell’ESM Team of the Year (2013, 2015 e 2018), due nella squadra della stagione della UEFA Champions League (2015 e 2018) e una nella squadra dell’anno UEFA (2017); in precedenza, in ambito giovanile era stato inserito dall’UEFA nel Dream Team del campionato d’Europa Under-21 2007 e nell’All-Time XI del campionato d’Europa Under-21 (2015). Nel 2021, infine, si è classificato 13º nella graduatoria del Pallone d’oro. Per lui di prospetta un futuro nel calcio come dirigente, quasi certamente nella “sua” Juventus.

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Ad Assisi sul turismo “quelli di prima” che non hanno fatto nulla criticano “quelli di adesso” che non hanno fatto niente

“Quelli di prima erano meglio”. “No, sono
meglio questi di adesso”. In politica sono frasi diffuse queste. Anche ad Assisi. Città Serafica. Unica, bella, attrattiva. Pasqua, primavera. Cultura. TURISMO! In questi giorni (poco più di metà aprile 2022, ndr) ho letto critiche ed apprezzamenti, soprattutto attraverso commenti ad articoli e post diffusi via social, sul ‘ritorno’ dei turismo ad Assisi legato anche all’offerta attrattiva e culturale. Sia lato presenze. Sia lato eventi. Critiche che dovrebbero sempre servire per stimolare e migliorare, apprezzamenti che dovrebbero rendere orgogliosa la città.

Che poi in particolare le critiche le facciano i critici, i giornalisti, gli scrittori, gli storici, gli economisti, gli addetti ai lavori, ci sta. Che le facciano invece (senza proporre mai niente) i politici – di nuova e soprattutto di ‘vecchia data’, che di occasioni in città e per la città ne hanno già avute molte in passato ed oggi magari rimasti “a piedi” e rappresentati da “silenti” compagni di viaggio negli scranni che contano – assolutamente non ci sta.

Primo perché sono loro che dovrebbero raccoglierle applicando o facendo applicare. Secondo perché personalmente non ricordo, nonostante ora tanto da migliorare ci sarebbe – ed è sotto agli occhi di tutti – grandi, speciali, uniche ed immense opere legate al settore fatte e realizzate in passato – da oltre 20 anni a questa parte – per rendere Assisi e questo territorio oltre che unico, anche ricco di cose da offrire.

E quindi? Che mi viene da pensare? Che per commentare e criticare occorrono dati certi e certificati. Altrimenti si parla senza sapere. Soprattutto che ad Assisi e per Assisi serve collaborazione. Serve la voglia di “dare” alla città. E tra un commento, un ‘sorrisino’, uno scherno via Facebook, credo servano soprattutto le capacità. Da una prima e rapida analisi sono queste ultime ad essere in forte dubbio e in ampia discussione. Ormai da troppo tempo.

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Chiellini saluta la Nazionale: capitano vero, gesto che emoziona

Capitano vero, giocatore d’altri tempi. Sempre pronto a metterci la faccia, con onestà e coraggio. E soprattutto, intelligenza. Il capitano degli azzurri, Giorgio Chiellini, sarebbe pronto all’addio alla Nazionale. Incertezza sul quando, ma molta emozione per la cessione della fascia quando nell’inutile Turchia-Italia, dove tanti giovani hanno dimostrato che un posto lo meritano, c’è stato anche spazio per un momento toccante, ma necessario del “meno” giovane in campo e capitano vero: il passaggio della fascia da Giorgio Chiellini a Gianluigi Donnarumma.

Un gesto simbolico, a fine partita, che ha sfiorato una narrazione emozionale, intensificando un addio alla maglia che, a 38 anni quasi, il capitano avverte come inevitabile.

Il gesto del “Chiello” che è stato sereno, netto, sicuramente maturato nella consapevolezza che attendere altri quattro anni sarebbe arduo e forse anche lontano dai suoi obiettivi professionali, fra le ipotesi quella di futuro dirigente nella Juve o un’avventura negli USA in MLS con la famiglia al seguito.

Ma Chiellini la nazionale la lascia perché ha deciso di affrontare senza rimorsi il prossimo futuro, consentendo alle nuove generazioni azzurre di affacciarsi senza il filtro dei senatori. Il capitano, quando è stato richiamato dalla panchina per essere sostituto da Bastoni, si è tolto la fascia dal braccio, l’ha baciata e l’ha messa su quello di Gigio Donnarumma in un passaggio che ha impressionato, anche coloro i quali non lo hanno apprezzato in passato o criticato.

Un addio certamente triste per Giorgio Chiellini che la passerella d’onore se l’è riservata a Wembley contro l’Argentina: il difensore cercherà di preservarsi e di arrivare in forma per il suo probabilissimo saluto alla maglia azzurra, che ha onorato con dei numeri da top player, nello stadio che lo ha visto trionfante agli europei. Per un un amore ‘azzurro’ nato il 17 novembre 2004 con Marcello Lippi CT con, adesso, 116 presenze e 8 gol. Giorgio Chiellini, una delle poche bandiere rimaste oggi nel calcio.

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